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Sostanza – Frey

Sostanza
Frey C.
 

Cammino. Attenti passi uno dopo l’altro…e vedo amore confinato tra le partenze e gli arrivi dei treni…nei cantucci fra un litigio e l’altro…vedo amore morboso sotto gli archi dei monumenti…amore fittizio nelle vetrine dei negozi. Vedo amore sobrio, amore sottile…amore tra le pagine dei libri, amore dolciastro come agrodolce…vedo amore splendente, illuminare i volti delle delizie…amore goloso nei canditi delle torte, nella panna dei gelati. Vedo amore tra cielo e terra, amore tra pace e guerra…cammino e l’amore assume un significato diverso ad ogni giro d’angolo…ad ogni onda salmastra di questo mare freddo come il ghiaccio. Poi ascolto…ascolto e l’amore tace…perchè è silenzioso e morbido e sa’ attendere il momento giusto per sussurrare l’unica cosa che vogliamo sentirci dire in quel momento. Quante forme puó assumere l’amore? Eppure la più giusta è una sola, quella forma che abbraccia il prossimo, senza chiedere nulla in cambio…tutto il resto è illusione.

 

di Matteo Frey Contessi  (2012)

 

Nuda sei semplice
Pablo Neruda

Nuda sei semplice come una delle tue mani,
liscia, terrestre, minima, rotonda, trasparente,
hai linee di luna, strade di mela,
nuda sei sottile come il grano nudo.

Nuda sei azzurra come la notte a Cuba,
hai rampicanti e stelle nei tuoi capelli,
nuda sei enorme e gialla
come l’estate in una chiesa d’oro.

Nuda sei piccola come una delle tue unghie,
curva, sottile, rosea finché nasce il giorno
e t’addentri nel sotterraneo del mondo.

come in una lunga galleria di vestiti e di lavori:
la tua chiarezza si spegne, si veste, si sfoglia
e di nuovo torna a essere una mano nuda.

da “Cento sonetti d’amore” (1959)

XVII sonetto
Pablo Neruda  
Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t’amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l’ombra e l’anima.
 
T’amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.
 
T’amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t’amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti
 
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.
 
da “Cento sonetti d’amore” (1959)

Mi piaci quando taci
Pablo Neruda

Mi piaci quando taci perché sei come assente, e mi ascolti da lungi e la mia voce non ti tocca. Sembra che gli occhi ti sian volati via e che un bacio ti abbia chiuso la bocca.

Poiché tutte le cose son piene della mia anima emergi dalle cose, piene dell’anima mia. Farfalla di sogno, rassomigli alla mia anima, e rassomigli alla parola malinconia.

Mi piaci quando taci e sei come distante. E stai come lamentandoti, farfalla turbante. E mi ascolti da lungi, e la mia voce non ti raggiunge: lascia che io taccia col tuo silenzio.

Lascia che ti parli pure col tuo silenzio chiaro come una lampada, semplice come un anello. Sei come la notte, silenziosa e costellata. Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.

Mi piaci quando taci perché sei come assente. Distante e dolorosa come se fossi morta. Allora una parola, un sorriso bastano. E son felice, felice che non sia così.

Da “Venti poesie d’amore e una canzone disperata” (1924)

Quando morro voglio le tue mani
Pablo Neruda

Quando morrò voglio le tue mani sui miei occhi:
voglio la luce e il frumento delle tue mani amate
passare una volta ancora su di me la loro freschezza,
sentire la soavità che cambiò il mio destino.

Voglio che tu viva mentr’io, addormentato, t’attendo,
voglio che le tue orecchie continuino a udire il vento,
che fiuti l’aroma del mare che amammo uniti
e che continui a calpestare l’arena che calpestammo.

Voglio che ciò che amo continui a esser vivo
e te amai e cantai sopra tutte le cose,
per questo continua a fiorire, fiorita,

perché raggiunga tutto ciò che il mio amore ti ordina,
perché la mia ombra passeggi per la tua chioma,
perché così conoscano la ragione del mio canto.

Da “Cento sonetti d’amore (1959) 

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